Più di Temila anni or sono - Sbarcarono sulle coste ioniche anche varie colonie di Greci sorsero così piccole città che, a poco a poco, divennero grandi , forti, fiorenti, e i cui abitanti fondarono a loro volta altre città su tutto il litorale e nell'interno della regione. La dominazione greca incontrò dapprima la resistenza dei Bruzi i quali finirono col rifugiarsi nelle grandi selve della Sila. Ma poi i Bruzi compresero quali preziosi doni di civiltà portassero i Greci e si sottomisero loro di buon animo. Fiorì in tal modo, in tutta la regione, un luminoso periodo di civiltà che si protrasse dal VII al IV secolo avanti Cristo. Celebri filosofi come Pitagora, poeti de pittori come Ibico e Zeusi, e savi legislatori come Zaleuco fecero della regione, chiamata Manga Grecia, una delle più civili contrade di tutta l'antichità.
Nel II secolo avanti Cristo - Cominciò a premere la potenza di Roma. I Bruzi vi si opposero fieramente assieme ai Lucani e ai Greci; dapprima alleandosi con Pirro, re dell'Epiro, chiamato in Italia dai Tarantini, e poi schierandosi al fianco di Annibale allorché questi invase la Penisola, durante la Seconda Guerra Punica (219-202 a.C.), sconfiggendo i Romani in tre dure battaglie: al Ticino e alla Trebbi (218 a.C.) e a Canne (216 a.C.). La guerra, comunque, per merito di Scipione l'Africano, terminò con la vittoria dei Romani (a Zama, in Africa) che domarono spietatamente la regione, spegnendo l'ultimo tentativo di riscossa anche quando, guidata dalla rivolta del gladiatore Spartaco, divampò per qualche tempo la guerra servile (73 a.C.) nel cuore della terra bruzia.
Durante l'impero - il Bruzio fu unito alla Lucania per formare la terza regione italica e non ebbe, per secoli, una storia particolare.
Dopo le invasioni barbariche - si diffuse nella regione la luce spirituale del Monastero Vivariense, fondato presso Squillace da Cassiodoro, il grande e saggio ministro di Teodorico, re degli Ostrogoti. Seguirono, alternativamente, le dominazioni dei Bizantini e dei Longobardi. I Bizantini erano gli abitanti dell'Impero Romano d'Oriente, che aveva per capitale Bisanzio. Verso la fine del secolo IX, essi riuscirono ad imporsi su tutta la regione, scacciando i Longobardi e liberando le coste dalle continue minacce dei pirati saraceni. Numerose, ancor oggi, sono, sul litorale calabro, le torri di vedetta e di difesa erette, appunto, dai Bizantini contro le feroci incursioni dei pirati. Fu press'a poco in questo periodo che il Bruzio prese il nome di Calabria. E fu ancora in questo periodo che la regione si costellò di splendide chiese di architettura orientale e di monasteri brasiliano, costruiti cioè dai monaci di San Basilio, bizantini, venuti in Calabria dall'Oriente per sfuggire alle persecuzione degli Arabi.
Verso la metà del Secolo XI - al dominio bizantino si sostituì il dominio dei Normanni, popolazione che, venuta, come dice il suo nome, dal nord dell'Europa, aveva invaso e conquistato tutta l'Italia Meridionale. I Normanni governarono la Calabria con saggezza. Ristabilirono l'ordine, costruirono molte belle chiese, favorirono l'agricoltura ed i commerci. Fu sotto di essi che cominciò ad avere sviluppo la mirabile arte delle seta, divenuta poi fiorentissima a Catanzaro. Anche la dominazione degli Svevi, iniziata un secolo appresso, ebbe per la Calabria particolare attenzioni, specialmente per opera del grande imperatore Federico II (1194-1250), re di Napoli e di Sicilia.
Dopo la dominazione Sveva - La Calabria cadde, nel 1266, sotto il dominio degli Angioini francesi e per vari e lunghi decenni divenne teatro di cruente lotte fra questi e gli Aragonesi di Spagna, che, infine vittoriosi, divennero, dal 1442, i nuovi padroni del territorio calabrese.
Sotto gli Aragonesi - La regione attraversò un grave periodo di decadenza, causata non solo dal disinteresse e dall'incuria dei governanti, ma soprattutto dalle gravi e pesanti tasse che, impoverendo la popolazione fino all'estremo limite della miseria, la inducevano spesso a disperati atti di rivolta contro gli avidi oppressori. Durante il periodo aragonese, cominciarono a giungere in Calabria numerose colonie di Albanesi che fuggivano dalla loro patria per non sottomettersi ai Turchi, contro i quali avevano eroicamente, ma invano, combattuto sotto la guida del loro principe, Giorgio Castriota Skanderbeg (1403-1468). Stanziatisi in Calabria, specialmente nel Cosentino attorno alla Valle del Crati, gli Albanesi diedero una caratteristica impronta a questa zona, fondando parecchi villaggi che conservano ancora, dopo tanti anni, la lingua, i riti, le usanze e i pittoreschi costumi della loro patria d'origine. I centri albanesi in Calabria sono attualemte 43, dei quali solo 30 in Provincia di Cosenza.
La dominazione spagnola - Che, salvo la breve parentesi austriaca (1707 - 1734), va dal secolo XVI al XVIII, se fu triste e dolorosa per tutta l'Italia, lo fu particolarmente per la Calabria che subì un'infinità di mali e decadde nelle più infelici condizioni. Alle prepotenze e all'esosità dei governanti, infatti, si aggiunsero i guai delle pestilenze, della malaria, dei terremoti e delle incursioni barbaresche che ridussero la popolazione della regione a non più di 500000 abitanti. Fu durante questi secoli che la regione, un tempo così fiorente, soprattutto lungo le coste, scese a quel livello di miseria e di abbandono a causa del qualche, in seguito, dovette tanto faticare per risollevarsi, senza riuscirvi del tutto neppure oggi. Eppure, anche così prostrata, la Calabria diede il suo alto contributo spirituale con le opere ed il pensiero di scienziati e di filosofi celebri quali Bernardino Telesio, di Cosenza (1509-1588) e Tommaso Campanella, di Stilo (1568-1639), nonchè di altri personaggi insigni quali il letterato Giovan Paolo Parrasio, di Cosenza (1470-1522), il musicista Leonardo Vinci, di Strongoli, Crotone (1690-1730) ed il pittore Mattia preti, detto il Cavalier Calabrese, di Taverna, Catanzaro (1613-1699)
Con la dominazione Borbonica (1734) - Parve cominciare per la Calabria un periodo migliore. I Borboni, infatti, avviarono alcune riforme fondate specialmente sulla proprietà terriera, soprattutto dopo il terribile terremoto del 1783 che colpì e devastò tutta al parte meridionale della regione.
Fu durante il periodo napoleonico - Però (1806 - 1815), con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, regnanti a Napoli, che si potè parlare di vere e proprie riforme con l'abolizione della grande feudalità.
Con il ritorno dei borboni - A Napoli, la Calabria venne amministrativamente divisa in Calabria Citeriore (Provincia di Cosenza), Ulteriore I (Reggio) ed Ulteriore II (Catanzaro). Alcune riforme napoleoniche vennero conservate, ma il regime poliziesco borbonico si fece così sospettoso, vessatorio e duro da provocare sanguinosi moti durante i quali non pochi furono i patrioti, gli eroi ed i martiri che perdettero la vita o dovettero abbandonare la propria terra. Fra i tanti ricordiamo: Il carbonaro Michele Morelli, di Monteleone Calabro (Catanzaro), ufficiale dell'esercito borbonico che, col collega Giovanni Silvati, ebbe l'inizativa del moto rivoluzionario del 1820 scoppiato a Nola (Napoli) contro i Borboni, I due pagarono con la vita il proprio ardimento; i martiri catanzaresi Francesco Monaco, Giacinto De Jesse e Luigi Pascali, impiccati per aver partecipato ad un moto rivoluzionari del 1821; i martiri cosentini del 1844 Verducci, Bello e Mazzone, che precedettero di poco la gloriosa e sfortunata spedizione in Calabria dei fratelli Bandiera, spedizione che si concluse tragicamente nel Vallone di Rovito, presso Cosenza (25 luglio 1844), con la loro fucilazione. Altri moti antiborbonici scoppiarono ancora a Gerace e a Reggio nel 1847, mentre il calabrese Guglielmo Pepe ed altri combattevano nell'eroica difesa di Venezia. Altri ancora, fra cui Raffaele Poerio, Domenico Mauro, Raffaele Piria dovettero abbandonare la propria terra e rifugiarsi nell'Italia Settentrionale dove, chi a Genova e chi a Torino, ebbero non piccola parte nel Risorgimento Italiano. Nel 1860 Garibaldi, conquistata la Sicilia alla testa dei Mille, sbarcò il 10 agosto a Melito di Porto Salvo, sulla punta estrema della Penisola, e poco dopo entrava a Reggio, accolto con entusiasmo dalla popolazione. Di là, la sua marcia prosegui trionfalmente attraverso tutta la Calabria. Due anni dopo, purtroppo, nell'agosto del 1862, a capo dei suoi volontari, Giuseppe Garibaldi passò lo Stretto di Messina e sbarcò, come già aveva fatto due anni prima durante la Spedizione dei Mille, a Melito di Porto Salvo, dirigendosi verso il nord. Sperava di poter liberare Roma, allora presidiata dai Francesi che difendevano il domino dei papi. Nella zona dell'Aspromonte, Garibaldi venne fermato, il 29 agosto, da un reparto di bersaglieri dell'esercito regolare italiano. I colpi d'arma da fuoco da una parte e dall'altra non furono molti. Ci furono, però, alcuni morti e feriti. E fra i feriti ci fu lo stesso Garibaldi.
Neo 1905 e nel 1908 - La Calabria fu colpita da due tremendi terremoti che distrussero interre città, fra cui Reggio. Queste catastrofi arrestarono la ripresa economica della regione, già realizzata, in parte, grazie anche all'emigrazione oltreoceano di molti Calabresi. Sopravvenne poi la guerra mondiale del 1915-1918, cui la Calabria diede un grande contributo di eroismo, contributo che è ampiamente documentato dall'assegnazione di ben dodici medaglie d'oro.
Negli ultimi decenni - La Calabria ha certamente compiuto notevoli progressi anche se non sempre, come per altre consorelle del Meridione, degnamente aiutata. Mutamenti notevoli, comunque, sono avvenuti e stanno avvenendo rispetto all'istruzione non più appannaggio di una sola classe, e rispetto all'emigrazione non più esclusivamente transoceanica ma rivolta soprattutto ai centri industriali del Settentrione italiano e ai Paesi dell'Europa (in particolare Svizzera, Germania, Belgio). La regione, poi, è aperta oggi a quella grande industri moderna che è il Turismo. E le bellezze di questa terra, non seconda a nessun'altra ed ancora non del tutto conosciuta, sono permanete tante: dagli incantevoli scenari della sua meravigliosa natura alle dolcezze del suo clima, ai suoi innumerevoli tesori d'arte, alle splendide testimonianze della sua storia. Ma i problemi di fondo, economici e sociali, da risolvere, sono ancora molti e grandi, e sono problemi che aspettano da tanti , troppi anni.
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