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I primi coloni greci che si stabilirono sul suolo della Calabria furono di stirpe dorica (gli Ioni s'erano già impiantati sulla costa orientale della Sicilia, e i Calcidesi sulla zona dello Stretto). Verso la seconda metà del sec. VIII a.C. un gruppo di Achei e di Trezeni fondarono Sibari sul golfo calabro in corrispondenza del quale sfocia in mare il Crati. Poco più tardi quei coloni si spinsero a nord dando origine a Metaponto. Verso il 708 un'altra ondata di Achei sbarcò più a sud, fondando Crotone. In un terzo momento (678-72 a.C.) coloni provenienti dalla Locride si fermarono a Capo Bruzzano (allora Capo Zephirion): poi, forse con l'aiuto dei Tarantini si spinsero a nord e fondarono Locri (che venne detta Epizefiri con riferimento al luogo di partenza dei fondatori, Capo Zephirion). Locri, Crotone,e Sibari furono i principali centri d'irradiazione della colonizzazione ellenica, e proprio i coloni di Sibari occuparono, a sud di Scalea, un abitato cui diedero il mone di Lao (Laos), presso la foce del fiume omonimo. Forse a Lao si rifugiò una parte degli abitanti di Sibari dopo la distruzione di questa città. Nei pressi di Lao risorse più tardi la colonia romana di Lavinium, di cui restano alcune tracce.

La scuola di Pitagora a Crotone


Oltre che sommo filosofo, come si è detto, Pitagora fu anche grande matematico e, per di più poeta, musico, medio e astronomo. Tutta questa sapienza l'aveva appresa dai dotti dell'Egitto, dell'India, della Persia e di altri Paesi in cui aveva compiuto lunghi viaggi. Tornato in patria nella sua isola natale, Samo (isola del mar Egeo), Pitagora aveva avuto la brutta sorpresa di trovarla tirannicamente governata. Allora, indignato, aveva preso una nave in partenza per la Magna Grecia e, raggiunta la città di Crotone, l'aveva scelta come sua seconda patria, fondandovi, fra l'altro, una scuola detta "Italica" alla quale accorrevano moltissimi giovani delle vicine città. Crotone, a quei tempi (VI secolo avanti Cristo), era famosissima per una quantità di cose: per la sua potenza, per la usa ricchezza, per la perizia dei suoi medici e per la gagliardia dei suo atleti che, ogni anno, raccoglievano non pochi allori ai Giochi Olimpici, guidati dal celebre Milone, campione leggendario di ogni competizione sportiva. Immaginiamo, ora, di tornare per qualche istante a quei tempi leggendari e di trovarci sulle rive dello Ionio e precisante nel bosco sacro che circonda il più insigne e meraviglioso tempio di Crotone, il tempio dedicato alla dea Hera Lacinia, santuario nazionale della Magna Grecia. In occasione della festa di Hera, sono venuti a Crotone migliaia e migliaia di fedeli da ogni parte della terra bruzia. La festa dura vari giorni e consiste in spettacoli teatrali e musicali, in gare di poesia e di atletica. I viali del bosco sono gremiti, comunque, anche di bancarelle cariche di vasi e di monili, di profumi e di stoffe, di frutta e di dolciumi; e la gente, fra uno spettacolo e l'altro, si diverte a fare acquisti, ad allestire pranzetti che si protraggono allegramente fino a notte attorno ai fuochi degli spiedi. Nell'ora in cui lo visitiamo noi, però, i viali del bosco sacro sono silenziosi, quasi deserti. In fondo ad uno di questi, maestoso e solenne, s'innalza il tempio con la sua selva di colonne bianche, sullo sfondo azzurro del mare. Fra le colonne s'aggira qualche fedele, mentre graziose fanciulle in vesti variopinte, appendono fiori e cinture alle pareti del recinto. Ci soffermiamo ad ammirare le statue marmoree che raffigurano vari campioni olimpionici, le tavole di bronzo e le numerose sculture d'oro e d'avorio. Sulle pareti appaiono anche le pitture del grande Zeusi: sono noti personaggi femminili fra cui campeggia Elena, la donna che causo la guerra di Troia. Dal bosco sacro arriva ora una schiera di giovani. Avanzano adagio, passo a passo, ascoltando con rispetto ed attenzione ciò che va dicendo, in mezzo a loro, uno uomo anziano dalla bella barba fluente: il grande Pitagora. Egli parla lentamente, con dolcezza e dignità. Certo deve insegnare cose molto belle ed levate, perchè i giovani appaiono seri, commossi, e i loro sguardi sono pieni di venerazione. Giunto presso il tempio. Pitagora tace e, per alcuni istanti, lui e i giovani stanno in raccoglimento. Cos' ha insegnato il maestro a pregare: in silenzio. Col cuore. Poi Pitagora si volge agli scolari, fa loro un cenno e, d'improvviso, essi si sparpagliano festosamente per il prato e verso le sponde dello Ionio. Là, seguiti dall'occhio vigile e bonario del maestro, organizzano gare di cosa, di salto, di lancio ed altri giochi sportivi. Dopo aver esercitato la mente, è giusto che anche il corpo abbia la sua parte. Ciò risponde all'ideale greco che vuole armonizzare nell'uomo l'elevazione dello spirito con la grazia e la prestanza del fisico.
Del tempio di Hera Lacinia oggi rimane, solitaria, una sola colonna: una delle 48 che componevano il tempio. E' per questa colonna che il promontorio su cui ci troviamo, l'antico Capo Lacinio, prende oggi il nome di Capo Colonna. La decadenza della Magna Grecia ebbe inizio con le guerre fra le stesse città, che da amiche divennero rivali al punto di distruggersi fra loro, come avvenne nel caso di Crotone che annientò Sibari. In seguito, la regione fu teatro di aspre lotte fra i Lucani e i Siracusani, questi ultimi alleati delle città greche.
vedi anche: Pitagora
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