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Veneziani e mazziniani ardenti, benchè ufficiali della marina austriaca (Venezia era sotto l'Austria), i due fratelli, Attilio ed Emilio Bandiera, avevano deciso di affiliarsi alla Giovane Italia. Caduti nel sospetto della polizia fuggirono a Corfù e di là organizzarono uno sbarco in Calabria per promuovere un'insurrezione che avrebbe dovuto risalire la Penisola unificandola. Il Regno delle Due Sicile, con i suoi atavici malcontenti, appariva ai due fratelli come il terreno più fertile per il seme della rivolta. La sera del 16 luglio 1844, con un pugno di compagni sbarcarono alla foce del Fiume Neto. Era loro intenzione di apparire improvvisi davanti a Cosenza e di tentare la liberazione di prigionieri politici che vi erano numerosi. Ma dopo tre giorni di viaggio attraverso foreste, presso San Giovanni in Fiore, aspettati, furono circondati dalle forze borboniche. Era scattata la trappola del tradimento del corso Boccheciampe che faceva parte della spedizione ma che all'ultimo, preso dal terrore della morte, aveva venduto i compagni ai borbonici. I Bandiera ed i loro compagni opposero una fierissima resistenza, ma il numero dei nemici era troppo grande. Alcuni caddero, altri fuggirono nella boscaglia, altri ancora, con i due fratelli, furono catturati e condotti a Cosenza. Del sommario processo che si svolse, nulla si sa. L'alba del 25 luglio vide la fucilazione dei fratelli bandiera e di sette dei loro compagni: Moro, Ricciotti, Nardi, Venerucci, Berti, Rocca e Lupatelli. Oggi, dopo tante vicende, le ossa di Attilio ed Emilio Bandierea hanno la pace nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia.

 
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