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Storia | Importanza Economica | Aspetti Nutrizionali
Agrumi al cioccolato | Bucconotto | Giuggiulena | Liquirizia | Mostaccioli | Nepitelle | 'Nzuddi | Pitta 'mpigliata | Tarazi | Torrone di Bagnara Calabra
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I dolci calabresi sono delle vere squisitezze.
Cioccolato, zucchero, semole, frutta candita, mescolati da mani esperte, diventano creazione di alta pasticceria che non possono lasciare indifferenti. Di grande tradizione di dolci preparati per le feste. Nel periodo natalizio i contadini si concedevano le "zzippuli", frittelle tonde di farina. Le feste pasquali erano, invece, solennizzate con le "tarazi", piccole ciambelle di farina di grano o granturco, uova, zucchero e latte, ricoperte da un sottile strato di zucchero.
Nelle famiglie di alcuni paesi calabri, a più alto tenore di vita, si preparava la "nzulla", dolce di forma quadrata, con semola di grano duro, mandole e zucchero induriti a lungo nel forno. Un altro dolce comune a tutto il mondo contadino è il "mostazzolo" preparato per le feste del patrono con miele e mandorle oppure con l'uva passa. Tra i contadini erano sconosciuti i gelati, ma quando nevicava si preparavano granite con il mosto cotto o con succo di arance e limoni. Oggi la granita di cedro è conosciuta in tutta la Calabria. La presenza di eccelse materie prime come il latte e il cioccolato hanno permesso agli artigiani del settore di specializzarsi nella preparazione di ottimi gelati e tartufi. Alcuni dolci della tradizione calabrese, non legati al mondo contadino, testimoniano contaminazioni culturali arabe, come la pasta di mandorle, usata per i dolci di marzapane, o le "giurgiulene", piccoli torroncini a base di miele, mandorle, scorzette di arancio e semi di sesamo.

 

Storia

Una indagine condotta dall'antropologo calabrese Vito Teti all'inizio degli anni '70, mise in evidenza che l'uso dello zucchero era molto limitato e veniva acquistato dalla popolazione una o due volte all'anno, soprattutto per dolcificare il caffè quando c'era o per fare le caramelle a vetro in caso di tosse e raffreddori. Il miele era abbastanza diffuso, ma circolava poco tra i contadini poveri e veniva riservato per la pignolata e i mostaccioli. Biscotti e caramelle erano del tutto sconosciuti tra i ceti contadini e popolari. Nel periodo natalizio i contadini si concedevano zzippli o vecchie (zeppole) oppure le frittelle tonde di farina. Le tarazi, piccole ciambelle di farina di grano o granturco, uova, zucchero e latte, ricoperte da un sottile strato di zucchero, solennizzavano invece le feste pasquali. Nelle famiglie di Serra San Bruno, a più alto tenore di vita, si preparava la 'nzulla. dolce di forma quadrata fatto con elementi ricchi quali la semola di grano duro, mandorle e zucchero indurite a lungo nel forno. Questo dolce è oggi una specialità artigianale del vibonese, reperibile sul mercato. Un altro dolce, comune a tutto il mondo contadino, è il mostazzolo(mostacciolo), utilizzato in Calabria per le feste del patrono e può essere fatto anche con miele e mandorle, oltre l'uva passa. Molto conosciuto e venduto perciò su larga scala, è quello di Serra San Bruno e di Soriano Calabro. Tra i contadini erano sconosciuti i gelati, ma quando nevicava si concedevano granite con il mosto cotto o con succo di arance e limoni. Oggi la granita di cedro e di pezzetti di cedro canditi, che si gusta in un bar di Diamante, è conosciuta e apprezzata in tutta la Calabria. C'è anche al gusto di more di gelso, di corbezzolo e di fico d'india: risorse locali da sempre presenti nel territorio che hanno trovato una ulteriore valorizzazione economica. A Mormanno (CS) e a San Nicola dell'Alto (KR), paese di origine albanese, si possono trovare i bocconotti, dolcetti di pasta frolla ripieni di marmellata, mentre le cudduri dolci di origine rituale decorati con motivi fitomorfi, zoomorfi e antropomorfi, vengono fatti in tutta la regione. Le susumel/e sono tipiche del vibonese. mentre chjinulille, grosso raviolo quadrato farcito di ricotta e altri ingredienti, di Cosenza e Catanzaro. Se si sostituisce la ricotta con l'uva passa si ottengono le nepitelle. La cicerata è un dolce fatto con piccole palline di pasta all'uovo, burro e zucchero, fritte e ricoperte di miele, tipiche di tutta la regione. I cannariculi sono dei grossi cannelloni fritti in strutto bollente e spalmati di miele o mosto cotto, che si fanno ovunque. I taralli calabresi sono dolcetti di forma circolare, fatti con farina, olio, zucchero, vino bianco o rosso, cotti nella placca. la disponibilità di una buona materia prima, come il latte e il cioccolato, hanno ispirato un gelataio di Pizzo Calabro a mettere in produzione un tartufo che richiama i buongustai di tutta la regione. Nei paesi di etnia albanese troviamo le pezzujate, dolci natalizi fatti con noci, mandorle e mele.
Alcuni dolci della tradizione calabrese, non legati al mondo contadino, testimoniano contaminazioni culturali arabe, come la pasta di mandorle usata per i dolci di marzapane, o le giuggiulene, piccoli torroncini a base di miele, mandorle, scorzette d'arancio e semi di sesamo. Anche i conventi hanno alimentato l'attuale ricco repertorio della pasticceria calabra, come le verchiglie alla monacale, dolci di pasta frolla, cioccolato, mandorle e zucchero, ricetta antica recuperata, agli inizi del secolo, da una prestigiosa pasticceria di Cosenza.
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Importanza Economica

Gli artigiani pasticceri calabresi sono molto attenti al mercato quanto alla tradizione. La grande varietà dei dolci di questa regione ha spesso un significato rituale legato alle feste dei Patroni e a quelle popolari. L 'industria dolciaria è molto attenta ai valori simbolici che la gente attribuisce ai propri dolci, le cui forme, atropomorfe, zoomorfe o fitomorfe, riconducono al loro significato originario. Si racconta di campi di grano che senza la fatica dell'uomo e la protezione degli dei non avrebbero dato raccolti abbondanti e profumati... E ciò incanta i turisti, soprattutto se provenienti dal nord, sia d'ltalia che d'Europa. La grande tradizione e le materie prime tipiche di questa regione attivano un circuito economico tutt'altro che trascurabile. La riproposta dei tanti dolci dalle antiche ricette ha aperto prospettive interessanti ai produttori calabresi che sanno interpretare la tradizione in funzione delle mutate esigenze nutrizionali dei consumatori di oggi, attenti non solo alla qualità alimentare del cibo, ma anche alla valenza culturale che questo esprime. In Questo senso la Calabria ha davvero molto da dare...
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Aspetti Nutrizionali

I dolci della tradizione calabrese vengono spesso fatti con dolcificanti naturali quali il miele, lo sciroppo di fichi, il mosto. Questi alimenti, ricchi di fibre e di preziosi enzimi, sono preferibili allo zucchero, ma non va dimenticato che i dolci contengono comunque molte calorie. Una saggia moderazione dunque ci può consentire di gustare queste delizie senza dover fare i conti con gli odiosi sensi di colpa e l'implacabile ago della bilancia.
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