colture industriali, ortive e cerealicole | olivicoltura | viticoltura
Un settore di attività indispensabile alla vita socioeconomica dell’intero comprensorio crotonese è l’agricoltura. Nel contesto di un mercato agro-industriale ed alimentare sempre più influenzato da politiche extra nazionali, l’agricoltura si può ben candidare ad essere la principale e la vera forza produttiva dell’Alto Marchesato Crotonese. Essa presenta caratteristiche strutturali e ambientali proprie che influiscono sulle tipologie di coltura. In linea generale possiamo suddividere i terreni agricoli dell’area in tra fasce:
La fascia costiera, che tradizionalmente era riservata alla coltivazione di cereali, negli anni passati per l’esistenza di industrie di trasformazione, è stata destinata alla coltura del pomodoro e della barbabietola da zucchero.
Proprio le aree interne, collinari, pedemontane e montane hanno un potenziale biogenetico di rilevantissimo interesse; si tratta di realtà che non sono state compromesse dall’agricoltura chimica e che, pertanto, mantengono intatto il paesaggio agrario.
Nel corso degli ultimi anni, molti operatori locali si stanno adoperando per riprendere le fila di un’agricoltura al naturale, un’agricoltura pulita a basso impatto ambientale in cui investire risorse umane, tecniche, finanziarie e programmatorie. In effetti, soprattutto nelle aziende di dimensione medio-piccola, maggiormente orientate all’autoconsumo, prevale un forte rispetto per la natura, contrariamente alle produzioni destinate ad essere immesse sul mercato o alla trasformazione che adottano processi produttivi intensivi e ad elevato impatto ambientale.
In generale l’agricoltura si sta sempre più orientando verso metodi e sistemi finalizzati all’ottenimento di alimenti sani, ad alto valore nutritivo, prodotti, in altre parole, di qualità che soddisfano le esigenze del consumatore. In questo contesto fondamentale importanza assume l’agricoltura biologica che costituisce una valida alternativa ai sistemi agricoli cosiddetti industriali.
Le colture industriali, ortive e cerealicole
Tra i settori produttivi delle aree irrigue del Marchesato, predominano l’orticoltura e la cerealicoltura, quest’ultima pratica principalmente nelle piccole aziende agricole. In questo tipo di agricoltura, il frumento duro è il cereale più coltivato, seguito dal frumento tenero. La Prisma, invece, è tra le varietà di mais più curate. Gli spazi seminativi riservati alla coltivazione dei cereali, negli anni passati, sono state occupate dalle colture del pomodoro e della barbabietola da zucchero, per soddisfare le richieste delle locali industrie di trasformazione. Nell’ambito degli ortaggi, dunque, le varietà più diffuse del pomodoro sono: Hypee 1244, Incas, Ural per la produzione di pelato, Rio Grande e Rio Fuego per il concentrato.
Nel caso degli agrumi esistono piante di arancio con le varietà Tarocco, Waschington, Naveline, Biondo ovale, mentre tra gli altri alberi da frutta troviamo pere, mele e fichi.
Da segnalare, infine, le varietà di finocchio quali il Romanesco e Montebianco: di anguria, come la Crimson sweet e il melone a buccia gialla.
L’olivicoltura
Fra i comparti produttivi più importanti del territorio del Marchesato, sia sotto il profilo economico, sia sotto quello sociale, occupa un posto di rilevo il settore olivicolo.
Esso è caratterizzato da un grande rusticità: generalmente si tratta di una agricoltura di tipo estensivo e con scarso uso di pesticidi e concimi chimici. La varietà colturale più diffusa è denominata “Carolea” e risulta essere ottima sia per la produzione di olio che da mensa. Le aziende più rappresentative sono ubicate sulla fascia collinare dove si possono osservare ampie distese di terreno coltivate ad uliveti, alcuni dei quali hanno raggiunto età secolare.
In genere, data la situazione climatica, nei nostri ambienti il frutto si può raccogliere già a fine ottobre, periodo nel quale è ben sviluppato e possiede una soddisfacente quantità di olio.
La lavorazione delle olive vene eseguita, mediante spremitura a freddo, in impianti di tipo tradizionale che, se da una parte si avvalgono ancora di sistemi poco innovativi, dall’altra creano i presupposti per un discorso di qualità dell’olio prodotto. In questi ultimi anni, infatti, si sta sempre più diffondendo la certezza che le olive lavorate con i sistemi tradizionali producono un olio decisamente più apprezzabile dal punto di vista qualitativo.
La viticoltura
Nel settore dell’agricoltura, grazie alle favorevoli caratteristiche pedo-climatiche, la coltura della vite è una delle più diffuse sul territorio della provincia crotonese.
Fondamentalmente localizzati in collina, i terreni coltivati a vite sono in prevalenza destinati alla produzione di uva da vino e solo in minima parte la superficie viticola è investita da varietà di uva da tavola. Fra le uve nere la varietà più diffusa risulta essere il Gaglioppo che, con una superficie coltivata paria al 28,4%, è il più diffuso dell’intera Calabria; segue il greco nero e il Magliocco canino. Il vitigno bianco già diffuso è, invece, il gruppo delle Malvasie, cui fa seguito il Greco bianco.
Molti viticoltori si stanno indirizzando, negli ultimi anni, anche verso varietà nuove di vitigni di provenienza nordica, quali il Merlott, Cabernet, Sauvignon, Chardonnay, Pinot e altri ancora.
Le produzioni viticole dell’area sono concentrate principalmente nelle zone D.O.C. di Cirò superiore e Melissa, dove i vini da tavola godono di una lunga tradizione e rientrano nella gamma dei prodotti più pregiati e rinomati in Italia e all’estero.
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